Il 30 aprile 1812, ai Caraibi, Isola di Saint Vincent, erutta il vulcano Soufrière. Eruzione violenta: lapilli, lava e molta molta cenere. C’è un bel quadro di Joseph Mallord William Turner, è al Victoria Art Gallery and Museum, Liverpool.
Il 1º febbraio 1814 erutta il vulcano Mayon, sull’isola di Luzon, Filippine. La lava scorre veloce ed il vulcano lancia in cielo una nuvola enorme di cenere vulcanica e tefrite. Un po’ ricada a terra, la città di Daraga ne è interamente ricoperta e spunta fuori solo il campanile della chiesa, nelle campagne ce ne sono 9 metri. Molta cenere resta in cielo.

turner-la-casella

Al tramonto dell’11 aprile 1815, nell’isola di Sumbawa, arcipelago della Sonda, allora Gran Bretagna oggi Indonesia, si cominciano a sentire boati fortissimi. Roba da paura. Vengono dal vulcano Tambora. Che poi smette. Ricomincia il 19: botti che fanno tremare le case, poi esplosioni, poi un megabotto. E cenere a milioni di tonnellate che oscura il cielo, ricade sulla terra e in mare – anche dopo 4 anni le navi continuano a battere contro isolotti di pomice galleggianti – resta in aria. Un vulcano si briciola e vola in cielo. Era alto 4.100 metri, diventa 2.850. Lancia in aria 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e altri materiali polverizzati. Che si coalizzano con quelle del Soufrière e del Mayon, salgono nella stratosfera e fanno un velo che ferma i raggi solari. L’anno dopo, il 1816, è l’anno senza estate. Niente raccolti in Europa settentrionale, nel nord est americano e in Canada Orientale. Carestia, fame, morti: “L’ultima grande crisi di sopravvivenza nel mondo occidentale”.

Draisine_or_Laufmaschine,_around_1820._Archetype_of_the_Bicycle._Pic_01

Nel Gran Ducato di Baden, Germania, c’è il barone Karl von Drais. E’ un nobile ma fa l’impiegato per lo stato. La carestia gli ha ucciso i cavalli e quelli che sono ancora vivi sono secchi come capre e di salirci sopra per farsi portare da qualche parte non se ne parla neanche.
Così il barone mette le mani sull’invenzione di un conte francese, il celerifero, una tavola di legno che tiene insieme due ruote. Lui ci aggiunge lo sterzo e parte. Il 12 giugno 1817 fa 13 chilometri in meno di un’ora. Spinge mettendo i piedi per terra perché non ci sono i pedali. Ma è nata la bicicletta.

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