Se io fossi Hans Blix, oggi che è il pomeriggio del 18 novembre 2002, mentre atterro a Bagdad con un Hercules partito da Cipro, sarei un po’ ansioso. Perché sono schiacciato tra due macigni: da una parte gli Stati Uniti d’America, dall’altra Saddam Hussein.

In mezzo io, capo degli ispettori dell’Onu, incaricato di cercare le armi di distruzione di massa. Se le trovo gli Stati Uniti scatenano la guerra; se non le trovo staremo a vedere. Ma io temo che ci sia poco da stare a vedere. Per gli americani, che vogliono decidere loro – è un vizio – noi dell’Onu siamo inaffidabili. Per gli iracheni siamo spie. E ho tempo fino al 23 febbraio dell’anno prossimo e così mi metto subito a cercare queste benedette armi. E non è facile. Stiamo, noi ispettori, al Canal hotel, periferia di Baghdad. Sveglia alle 4 del mattino, si esce subito dalle camere che hanno le sbarre alle finestre e si va a fare 4 chiacchiere in giardino.

Perché in camera si può comunicare solo scambiandoci biglietti scritti a penna: le sale sono state disinfestate da una squadra di tecnici svizzeri, ma la paura delle cimici di Saddam Hussein è alta. Anche le donne delle pulizie sono impiegate dell’Onu e vengono anche loro da Cipro. Non si sa mai.

baghdad

Alle 5, subito dopo colazione, inizia il rimpiattino. Noi sgommiamo sui fuoristrada Toyota equipaggiati con rilevatori di radiazioni e scanner capaci di sentire microbi e tossine. Si va ad ispezionare. Ma prima bisogna cercare di seminare gli iracheni che ci seguono per allertare i loro superiori sull’obiettivo del giorno. Dietro ci sono i giornalisti e anche loro fanno una vitaccia: a volte Saddam li osteggia; a volte li incoraggia. Vallo a sapere. Lui è fatto così. Abbiamo visitato sette volte un impianto nucleare, abbiamo annusato un barattolo di marmellata nel palazzo presidenziale di Al Sajoud, abbiamo prelevato acqua dall’Eufrate, ispezionato gli impianti dell’aria condizionata di distillerie e fabbriche di latte in polvere. Metti che la notte producano tossine.

Non troviamo niente. Facciamo 700 ispezioni e niente. Ogni tanto chiama Condoleezza Rice chiedendomi più durezza. Si è incacchiata perché siamo venuti senza le tutone protettive. Le tutone bianche fanno già pericolo. Mi hanno accusato perché uno degli ispettori è anche un’autorità nel campo del sadomasochismo. Io ho detto che la vita privata non deve interferire con quella professionale: “Che c’entra il sadomasochismo?”
Adesso, quindici anni dopo, con la guerra in Iraq che di fatto non è ancora finita, credo che un po’ in qualche modo c’entri.

Massimo Cirri

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