Scatolina di legno nelle mano sinistra, cucchiaio nell’altra. Prendi il mangime e lo dai pesci. Sorridi. Bello il rito giapponese del nutrire le carpe koi. Ma è un attimo – è tutto un attimo – e poi Donald si stufa. Rovescia la scatolina in acqua: carpe contente, premier giapponese stupito. “Fatto. Che facciamo adesso?” Donald felice come un bambino.

Telefonata di condoglianze alla moglie di un soldato morto in Niger, scontro con i terroristi dell’Isis. Coraggio signora, l’America è con lei, anche se suo marito, insomma, “sapeva cosa comportava il suo lavoro”. Forse ho esagerato, pensa Donald, è pur sempre vedova da poco. Meglio metterci una pezza: “Anche se immagino che faccia comunque male”. Donald uomo sensibile.

carpa

Visita a Porto Rico, rasa al suolo dall’uragano Maria. Conferenza stampa: “Ogni morte e’ un orrore”. Ma quello di Katrina negli Usa fu una vera catastrofe, migliaia di vittime, “voi avete avuto 16 morti ufficiali”. Prima si era messo a tirare alla folla dei rotoloni di carta igienica. Donald di slancio.

Il presidente delle Isole Vergini. “L’ho incontrato”, dice Donald. Gli fanno notare che le Vergini sono un territorio degli Stati Uniti: il presidente è lui. Donald e le vergini.

“Il Belgio è una bellissima città”, e Donald era ancora in campagna elettorale. Primo intervento all’Assemblea generale dell’Onu: parla due volte della Nambia. Dov’è? Non si sa. Forse tra Zambia e Namibia. Donald e l’Africa misteriosa.

“E avete visto cos’è successo sabato in Svezia, maledetti terroristi islamici?” Stupore a Stoccolma: qui non è successo nulla. Ma può sempre succedere qualcosa. Donald arriva prima.

Il meglio di sé Donald lo da su Twitter: aggressivo, bullo, sessista. Non sempre preciso. 31 maggio, notte fonda. twitt: “Nonostante la stampa sempre negativa, covfefe”. Il sistema dell’informazione si chiede che cosa abbia voluto dire Donald Trump, il leader della prima potenza mondiale. Che significa “covfefe”? Niente: errore di battitura, maledetti tasti che sfuggono al controllo della prima potenza mondiale. Donald digitale.

Per i primi cento giorni di presidenza, in un’intervista esclusiva alla Reuters, Donald lo dice: “mi manca la mia vita”. Poi lo ammette: non pensava “fosse così difficile fare il presidente”.
E forse più che una gaffe questa sembra verità. Tenero Donald.

Da un lancio AGI del 5 novembre.

Massimo Cirri

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