Sono le 11.30 della sera del 27 ottobre del 1910 e Lev Nikolaevic Tolstoj si trova nella sua casa di montagna a pochi chilometri da Tula, a sud di Mosca, dove è nato e invecchiato. In questa tenuta Tolstoj ha vissuto una vita intensa, è stato il suo paradiso, qui ha scritto Sonata a Kreutzer, Anna Karenina e ha allevato la sua numerosa famiglia con la moglie. Il Conte ha 82 anni ed è già considerato una star letteraria e morale in tutta Europa.

Ilya_Efimovich_Repin_(1844-1930)_-_Portrait_of_Leo_Tolstoy_(1887)

Quel 27 ottobre all’inizio del XX secolo, quando Tolstoj va a coricarsi non forse non ha ancora perfettamente messo a fuoco che quella sarà l’ultima notte che passerà nel suo letto. La moglie Sofia entra nella sua stanza per salutarlo. Dopo 50 anni di matrimonio, di tempeste e riconciliazioni, Tolstoj sente un’improvvisa insofferenza e decide di partire per sempre, di andarsene, come per anni ha pensato di fare senza mai trovare il coraggio. Sono le 4 di mattina e il Conte scrive in una lettera alla moglie Sofia “La mia partenza ti farà dispiacere ma mi è divenuta insopportabile la mia condizione di uomo che vive nel lusso in mezzo alla miseria di tutti”.

Di nascosto dalla famiglia addormentata, si dirige in carrozza verso la stazione di Jasenki e sale sul treno per Gorbacevo, qui comincia il suo lungo viaggio. Nel diario di quella lunga giornata, Tolstoj scrive “solo la conoscenza è la vera religione”. La sua fuga si è fermerà dieci giorni dopo e 150 km a est nella stazione di Astapovo. Considerato un buono a nulla dai fratelli, divenuto ufficiale e poi proprietario terriero e scrittore, Tolstoj credeva che l’uomo vivesse per la felicità e noi di Caterpillar gli diamo ragione.

Sara Zambotti

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