Un paio di volte all’anno, si sa, a Milano c’è Milano Moda Donna. Sfilate, modelle e racconti. Alle sfilate non sono mai andato. Mai un invito, la Zambotti non ne manca una, ma va bene così. Sulla vita delle modelle ha scritto un bel libro Victoire Dauxerre che lo ha fatto per 8 mesi, era una delle Top 20 del mondo, e poi si è stufata di essere trattata come una gruccia appendiabiti.
massimo-cirri
Resta il racconto. Se metti Donna&Moda&Milano nel sistema delle agenzie di stampa viene fuori la donna come la raccontano. Si dovrebbe parlare di vestiti ma si parla di donne. E’ l’abito che fa la donna.
Eccone un po’ delle donne PE, sta per Primavera Estate, l’ho capito adesso, 2018:
 
In cerca dell’El Dorado, si perde nella foresta amazzonica e rimane impigliata nei suoi fiori la donna immaginata da Piccione.
 
Rovista con la gioia di una bambina in antichi bauli, trova tesori e li adatta in maniera giocosa e sovversiva la donna Marni.
 
Tuta da aviatore e abito con cinghie stile paracadute, punta diretta al cielo la donna Trussardi della prossima estate.
 
La donna di Hogan è una urban gypsetter, dallo spirito gipsy, una nomade urbana e colta.
 
La donna di Max Mara d’estate lavora, ma pensa anche al divertimento.
Intima e fragile la donna di Puglisi, non ha bisogno di ostentare un look, perché sua la vera forza è rifugiarsi in un libro.
 
Un po’ geisha e un po’ samurai, la donna Byblos immaginata da Manuel Facchini sceglie l’obi come suo segno distintivo.
Se le raccontano da sole le storie della buonanotte le bambine ribelli viste in passerella a Milano Moda Donna. Sovversive nell’animo e nell’abbigliamento, pronte a stravolgere codici, a passare per eccentriche e, perché no?, anche a scendere in piazza. Sono giovani che, per andare avanti, guardano al passato, agli anni delle lotte, ai bauli delle nonne e agli armadi delle mamme.

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