Se fossi Edward Harris, nome di fantasia di un manager che lavora per Yahoo, oggi andrei nella mia stanza da letto dove c’è una parete bianca su cui appoggerei la mia fronte e starei in silenzio per qualche minuto, dandomi del cretino.

Mi pentirei di non aver avuto il coraggio di investire nell’intelligenza di due giovani matematici inventori di uno degli strumenti più utilizzati nel mondo. I 25enni Larry Page e Sergey Brin studiano a Stanford in California e hanno progettato un sistema per cercare informazioni nel web, in una parola hanno inventato Google. E’ il 27 settembre 1998, i due studenti però vogliono continuare l’attività accademica e cercano di vendere la loro idea, bussano alla porta del signor Harris a Yahoo, poi contattano un altro signor Harris ad Altavista e molti altri Harris in giro per le società finanziarie californiane, ma ricevendo solo rifiuti decidono di lasciare l’università per dedicarsi anima e corpo alla loro creatura digitale.

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Oggi Google, oltre ad essere un colosso finanziario ed aver dato vita al verbo googlare, è uno delle contesti lavorativi più ambiti: il 20% del tempo di lavoro viene lasciato ai singoli per sviluppare progetti personali di miglioramento del prodotto, ci sono palestre interne, menù vegetariano alla mensa, spazi aperti e tante cose colorate. La competizione è altissima, così agli aspiranti vengono poste domande come:

Usa un linguaggio di programmazione per descrivere un pollo oppure Un uomo guida fino a un albergo e perde tutti i suoi averi. Che è successo?

Noi signori e signorine Harris di tutto il mondo oggi 27 settembre dovremmo compiere un gesto coraggioso come andare in bici senza mani o regalare un fiore a qualcuno per superare per sempre quella brutta bestia che ogni tanto ci sorprende che è la diffidenza. Tanti auguri Google.

Sara Zambotti

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