Quando si è invitati a una festa di compleanno bisognerebbe evitare di ricordare al festeggiato gli impegni presi lasciati a metà e le promesse non mantenute. Invece, è consigliato fare dei gran brindisi di incoraggiamento per un nuovo anno che comincia all’insegna del miglioramento.
Sono passati 67 anni da quel 9 maggio 1950 in cui Robert Schuman, ministro degli Esteri francese pronunciò il discorso sull’unità politica dell’Europa.
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Oggi spegniamo 67 candeline e alziamo i calici per 67 brindisi a ciò che ci ha portato l’Unione: un periodo lunghissimo e speriamo eterno di pace tra le nazioni dell’Unione, i mesi meravigliosi dell’Erasmus che vorresti non finissero mai, il privilegio di essere tra quelli che passano le frontiere senza tante rotture di scatole, la comodità di non dover ogni volta fare calcoli strani per pagare una baguette o un wurstel e crauti, la forza di porsi a livello internazionale come un soggetto più grande rispetto alle singole nazioni, l’Eurosonic Song Festival, l’Interrail, l’espressione “ce lo chiede l’Europa”, una tutela della democrazia, la forma più omogenea delle banane (di questo forse potevamo farne a meno), la dinamica trasformativa di essere nella stessa squadra con chi sta messo molto meglio e a volte molto peggio di te, etc.  (mi aiutate ad arrivare a 67, io ne ho detti 11?).
Tanti auguri Europa, quest’anno siamo uno in meno a festeggiarti ma siamo pur sempre una bella banda di 27 che fa una gran fatica a stare insieme ma val la pena andare avanti a provarci! Daje.
Sara Zambotti

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