Cercherò in poche righe di dire cosa ho visto e capito durante questo viaggio con l’ONG Acra in Senegal che a differenza di altri viaggi in altri continenti non mi ha solo mosso dentro, mi ha proprio ribaltato e centrifugato:

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Prima cosa che ho capito è che sono una privilegiata e non ho nessun merito, ma solo la fortuna di essere nata qui e ora.
Ho capito la differenza fra acqua e acqua potabile,
che si può non avere un bagno, non poter fare una doccia e essere puliti lo stesso, ma …quanto è faticoso,
ho visto mangiare poco, male e sempre le stesse cose,
ho capito che quando la salute manca e nessuno ti può curare resta solo Dio .. e quindi Inshallah,
ho visto più comunità che famiglie e non ho mai sentito i loro bambini piangere, perché col pianto, lì, non si ottiene nulla,
ho visto la gentilezza, l’ educazione e quel rispetto verso i più adulti che mi insegnavano da piccola,
ho capito che tutto quello che io scarterei, in Senegal viene utilizzato come fosse nuovo, dalle automobili alle bottiglie di plastica.
A Dakar ho visto poche biciclette, tanto traffico, diversi cavalli scarni, molti venditori ambulanti, il tutto avvolto da una nuvola di smog,
ho sentito la voglia delle ragazze di lavorare e studiare e quella dei ragazzi di diventare calciatori,
ho capito che invece di trovarsi a fare l’aperitivo o lo shopping si può ballare e suonare anche a 80 anni, anche senza una gamba, anche in strada,
ho visto capre e mucche e uomini vivere allo stesso modo,
ho visto tanta spazzatura,
ho capito che l’eleganza non è firmata,
che nonostante la diversità culturale e sociale ci si riesce a capire perfettamente,
che non serve regalare cose perché se io ti regalo una lavatrice e poi quella si rompe.. chi l’aggiusta?
Ho capito che non posso decidere io di cosa hai bisogno tu,
che non serve il pietismo né ripulirsi la coscienza dando cose a caso, ma servono i progetti fatti da persone che stanno lì, che parlano con la gente, che imparano con fatica e passione i loro modi e tempi,
servono le ONG che hanno voglia di migliorare le condizioni di vita dei più sfortunati, che credono in un mondo migliore, che non usano il LORO ma il NOI,
ho capito che non servono le accuse e le paure, ma serve lo studio, la comunicazione e il sostegno a chi fa cose utili e giuste.

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