Una famiglia gialla di cinque persone (più il cane “Piccolo aiutante di Babbo Natale” e il gatto “Palla di neve”) e una sfilza di personaggi ricorrenti che da trent’anni mettono in scena la vita di una cittadina qualunque degli USA.

A Springfield vivono i Simpson: Homer, teoricamente tecnico addetto alla sicurezza della centrale nucleare (e già questo dice molto) ma anche astronauta, spazzaneve, barista, critico culinario, tenore e mille altri… tutti per una puntata sola; calvo, sovrappeso, iroso, ama – idolatra? – birra e tv e non sopporta il vicino di casa chiesofilo. Ma, in fondo, un uomo buono.
Marge, casalinga con una sopita vena artistica e una mai taciuta, estenuante, moralità bacchettona, un problemino col gioco d’azzardo, la cucina come esternazione delle proprie capacità. Sa però lasciarsi andare, d’amore verso Homer e di giusti consigli per i figli.

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Bart, il primogenito di dieci anni: teppista, in perenne punizione a scuola, in cerca d’attenzione nei bulli, skateboarder e graffitaro con il nome d’arte di El Barto. Ma poi amorevole verso la sorella minore, e terribilmente simpatico nelle burle verso suo padre – che chiama per nome.
Lisa, 8 anni e tutto quel che fa arrabbiare il fratello: secchiona, vegana, buddhista, jazzista al sassofono, temeraria correttrice degli errori di chiunque – e infatti senza amici. Ma spesso scopre di sapere farsi indietro per tutti quelli a cui vuole bene.
Maggie, bimba di un anno che non pronuncia una parola ma per comunicare succhia il ciuccio; un talento per le armi da fuoco che esprime più volte, all’insaputa dei genitori, e la capacità di guidare i coetanei in rivolte all’asilo nido. Ma è la gemma degli occhi della famiglia.

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Un nonno smemorato, un capo despota, un amico sfigato e uno beone, un barista cinico, le maestre di scuola svogliate: chi non ha avuto questi personaggi nella propria vita? I Simpson raccontano una famiglia, gli stereotipi, la vita media dell’America della corn e bible-belt con tutte le loro idiosincrasie e imperfezioni e un’autoironia mai vista in un cartone: impossibile spiegarne la forza e la simpatia.
Furono in onda la prima volta il 19 aprile 1987, ma sarebbe stato troppo preciso celebrarli nel loro compleanno, loro così scompaginati, incasinati, scorretti. E allora buoni 30 anni e un giorno, perché Homer non si sarebbe mai ricordato di un anniversario in tempo; e scoprendolo, avrebbe urlato solo «D’OH!».

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