Ai tempi di Gianni Morandi era piuttosto facile rispondere a questa domanda: andavi in latteria con la tua bella bottiglia di vetro e il lattaio la riempiva con il latte che il contadino aveva appena munto dalla mucca. Negli anni sessanta la mucca del contadino era l’unica fonte di latte diffusa in tutto il paese e per conoscerne la provenienza bastava entrare in una stalla. Oggi di tipi di latte ce ne sono per tutti i gusti e per non dover piangere su quello versato dobbiamo imparare a leggere le etichette.

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Intero, scremato, parzialmente scremato, a lunga conservazione, senza lattosio, ma con gli Omega3, di pecora, di capra, di capra capra, di capra capra capra, di soia, di riso, di mandorle, d’avena, di cocco, e perfino il latte di suocera che di sicuro non è come quello alta digeribilità. E il latte vaccino è quello della mucca o quello che provoca l’autismo. Insomma in un periodo di fake news è un attimo bere quello di bufala.

Paolo Labati

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