Nel corso degli anni il modo di comunicare è cambiato così tanto che molti dei termini che si usavano abitualmente sono ormai fuori legge. È la conseguenza del politically correct.

Un movimento degli anni ‘80 che aveva come obbiettivo la riduzione di alcune consuetudini linguistiche discriminatorie ed offensive nei confronti di qualsiasi minoranza.

paolo labati

Anche se abbinare insieme politico e corretto è di per sé un ossimoro un po’ come di brivido caldo urla silenziose o bellucci attrice; da quel momento per ogni parola ce ne sarebbe stata una corrispondente “carina ed educata”.

I neri diventarono “afroamericani” anche se nati a cefalù.

Per gli e le omosessuali si optò invece per un più generico gay, che sostituiva i tanti e poco eleganti appellativi a loro riservati. Gay stava bene con tutto e faceva subito fashion week.

Fu così che anche il bidello diventò “collaboratore scolastico”, l’infermiere “collaboratore sanitario”, lo spazzino “collaboratore ecologico” e alcuni i parlamentari “collaboratori di giustizia”.

Oggi, nonostante le grandi battaglie sociali sostenute in favore del politically correct, il sogno di un mondo di reciproco rispetto verbale, rimane ancora lontano.

Un mondo dove forse un giorno, un normale consumatore di proteine animali potrà cenare in armonia con una sterminatrice di verdure e offrirle come dessert una rosa comprata da un simpatico ma insistente ausiliario floreale asioafropakistano.

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