Il 25 marzo 1970, all’imbrunire, a Partinico, Sicilia, va in onda la prima radio libera italiana.
Si sente un SOS in morse, SOS ancora e poi una voce giovane ma un po’ stanca, con un accenno di emozione, che dice: “Qui parlano i poveri cristi della Sicilia occidentale attraverso la radio della nuova resistenza”.
I poveri cristi sono quelli del terremoto del Belice, due anni prima, 1968, ma sembrano venti. Trecento morti, paesi rasi al suolo, settantamila sfollati che stanno ancora nelle tende.
La radio è un’idea di Danilo Dolci, la voce è la sua. E’ venuto fin  qui, in tutta questa miseria, da Trieste. E’ filosofo, sociologo, pedagogo, poeta, scrittore, giornalista e musicista. Sempre non violento, lo  chiamano Il Gandhi della Sicilia.
danilo_dolci1
Radio Partinico trasmette per 27 ore, questo disperato appello, una canzone, e le voci delle persone. Una bambina dice che “a scuola, quando tira vento da sotto le fessure entra freddo, e quindi siamo costretti a stare col cappotto e quindi e’ molto difficile scrivere”. Un anziano si commuove: “abbiamo bisogno di cura, perché dentro queste baracche stiamo perdendo la salute. Abbiamo bisogno di aiuto, perché il vero terremoto comincia ora”. SOS-SOS
dolci2

Poi arriva la polizia, sfonda la porta e sequestra tutto.    
Il messaggio ripetuto fino all’ultimo, il disperato appello, si conclude col l’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. L’SOS-SOS è dal flauto del figlio di Danilo. Perché doveva essere non violento anche quello.

Comments

comments

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Notify me by email when my comment gets approved.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>