Il 12 marzo del 1977, sono circa le 11 di sera quando la polizia bussa con forza alla porta di una soffitta in via Pratello 41 nel centro di Bologna. E’ la sede di Radio Alice che sta trasmettendo live. La polizia cerca di entrare, ha le pistole puntate al di là della porta, alcuni redattori scappano sui tetti, chi è al microfono fa un appello al Collettivo Giuridico di Difesa per avere un aiuto. Non finirà bene: tutti i redattori arrestati, le apparecchiature distrutte, ma un mese dopo Radio Alice ricomincerà a trasmettere.

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Sono agli anni settanta, il giorno prima viene ucciso Francesco Lorusso, le università e le piazze sono attraversate quotidianamente da cortei e scontri, il paese si trasforma con tensioni sociali telluriche. La liberalizzazione dell’etere decisa dalla Corte Costituzionale nel 1976 apre lo spazio giuridico per la nascita di nuovi emittenti private che trasmettono su base locale con mezzi all’inizio improvvisati.

A Bologna un collettivo di studenti universitari e di amici inventa Radio Alice utilizzando un trasmettitore militare che, vuole la leggenda, proveniva da un carro armato americano. La voce dell’antimilitarismo passava attraverso un cimelio bellico, non è un caso per una radio che vuole reinventare la comunicazione e ironizzare sul potere.

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Totalmente autofinanziata la radio trasmetteva programmi di yoga, live musicali notturni, microfoni aperti con gli ascoltatori, controinformazione, ma anche un’intervista a Giulio Andreotti. Non piaceva a tutti, certo, come un quotidiano locale che scrive “Radio Alice trasmette messaggi su carta igienica”, era connotata, parziale ma inventò alcuni modi di fare radio che, come tutti i miti, continuano a essere attuali.

Il 12 marzo Caterpillar si ricorda di Radio Alice, di tutti quelli che fanno radio per il gusto di farlo, e del Comune di Vibonati che qualche anno fa ha regalato a questo mito una piazza: Piazza Radio Libere 1976.

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