Mentre ci sono atolli di sabbia che spariscono inghiottiti dell’oceano per il riscaldamento globale, nascono isole interamente costituite da rifiuti di plastica che galleggiano per gli oceani. C’è una battaglia in atto tra la bellezza della natura e l’incoscienza degli uomini che continuano a navigare su una rotta sbagliata, inseguendo lo spreco. È quello che racconta il documentario A Plastic Ocean, un progetto enorme che coinvolge ricercatori, fondazioni e persone comuni.

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Ogni anno produciamo 800 milioni di tonnellate di nuova plastica e nel mare finiscono 3 milioni di tonnellate. Pluff… vola in acqua la busta di plastica che conteneva i nostri panini, oh…mi è caduto l’accendino e poi le aziende, le barche, pluff… un attimo e sparisce tutto. No, la plastica galleggia, è una vergogna che non si riesce a sotterrare e spinta dalle correnti per anni, si riduce in micro particelle cariche di agenti velenosi e inquinanti. Ops!
Così i pesci hanno la pancia piena di quelle micro particelle indigeste e gli uccelli anche e anche la nostra pelle rimane immersa nelle micro particelle. mentre facciamo quelle nuotate ristoratrici o chiacchieriamo come ippopotami nell’acqua bassa, siamo circondati da plastica.
Che la vediate o no, lei c’è. Ed è finita nella nostra catena alimentare perché se la ingoiano un tonno, una spigola o un pesce spada poi noi ce la mangiamo e finisce anche nel nostro stomaco. Oggi si iniziano a indagare le conseguenze e le correlazioni tra la plastica in questa forma e le malattie che ci colpiscono e non sono belle notizie.
Può non interessarti l’argomento, anche se lo conosci ma non potrai mai appassionarti se non conosci l’argomento. Buona visione!

A PLASTIC OCEAN

Dopo anni di ricerche, viaggi e riprese, è uscito nelle sale cinematografiche del mondo il film documentario sulla plastica che inquina gli oceani “A Plastic Ocean”, prodotto dalla rete internazionale di fondazioni “Plastic Oceans”: nel lavoro, che racconta gli studi scientifici sull’inquinamento degli oceani portati avanti da ricercatori dei cinque continenti, una parte è dedicata al progetto “Plastc Busters” dell’Università di Siena.

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Una parte del film è stata girata alcuni anni fa nei laboratori del dipartimento di Scienze ambientali dell’Università di Siena e nei mari della Sardegna, dove la professoressa Fossi e il suo gruppo di ricerca lavorano per campionare la presenza di microplastiche, e indagare le conseguenze dell’inquinamento sulla salute delle balene e di altre specie “sentinella”. Proprio durante il campionamento sulle balene, la troupe di “Plastic Oceans”, insieme alla pluri-campionessa mondiale di apnea Tanya Streeter ha girato splendide immagini nei mari della Sardegna, in quel “santuario” dei cetacei che è una delle zone a più alta protezione del Mediterraneo, purtroppo in pericolo perché pesantemente minacciato, oltre che dagli altri inquinanti, da ingenti quantità di plastica.

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La troupe di giornalisti che ha realizzato il documentario proviene in larga parte dalle BBC ed è capitanata da Jo Ruxton, specializzata nei documentari naturalistici e nelle riprese sottomarine, produttrice anche di “The Blue Planet”.

La rete non profit “Plastic Oceans”, sostenuta a livello globale da numerose organizzazioni ambientaliste, tra cui il WWF, Greenpeace, Blue Ocean, Sea Shepherd e molte altre, sta realizzando una imponente campagna di comunicazione per documentare la “catastrofe globale dell’inquinamento provocato dalla plastica”, distribuendo il film nel mondo e accompagnandolo con azioni di divulgazione ed educazione.

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