Se io fossi il conte Gaston de Chasseloup-Laubat, oggi che è il 18 dicembre 1898, mentre son qui nella campagna alla periferia di Parigi, davanti alla strada dritta tra i villaggi di St. Germain e Costante, vestito con il cappottone e gli occhiali, mentre salgo su questa macchina a forma di supposta squadrata me ne fregherei del risultato.

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Me ne fregherei come atteggiamento. Perché qualsiasi cosa farò, sarà un record. Sto per fare il primo record di velocità omologato, perché sono il primo a pensare ad un record di velocità omologato.
Geniale.
Percorro il chilometro lanciato in 57 secondi, vuol dire una velocità 63 chilometri all’ora. E siccome il record lo faccio con un’auto elettrica d’ora avanti sarò “Il Conte Elettrico”.

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E’ molto umano, temo molto maschile, voler essere il primo in qualcosa. Io, Gaston de Chasseloup-Laubat, ho insegnato che basta inventarsi in cosa e qualsiasi cosa va bene: velocità su strada, coltivazione di cetriolo armeno più lungo del mondo, autore del più grosso dipinto sottomarino, quello che ha grigliato nel più grande barbecue del mondo.
Io, per esempio, conte Massimo Cirri, sono il primo uomo che ha letto un pezzo alla radio pubblica di pomeriggio stando a testa in giù, nudo, con il corpo adornato da piume di struzzo verde chiaro. E’ un record, mi chiamano già il Conte Verde Ecrù.

Massimo Cirri

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