Il 12 dicembre del 1913, in una stanza dell’albergo “Tripoli e Italia” in centro a Firenze viene ritrovata la Gioconda, il quadro forse più conosciuto al mondo che era stato trafugato due anni prima dal Museo del Louvre.

Il ladro si chiamava Vincenzo Perruggia, originario della provincia di Varese, si era  trasferito in Francia a fine ‘800 per lavorare come imbianchino, prima a Lione e poi a Parigi. Qui viene assunto dalla ditta di Monsieur Gobier a lavorare al Museo del Louvre con il compito di pulire i quadri e ricoprirli con lastre di cristallo.

gioconda-leonardo

La figlia racconta del padre che era un idealista, arrabbiato con i francesi per il loro razzismo verso gli italiani, e con Napoleone che, secondo lui, aveva rubato il quadro all’Italia, se rubò la Gioconda, fu perché voleva riportarla a Firenze.

Il furto avviene il 21 agosto del 1911, alle 7 di un lunedì mattina , giorno di chiusura del museo, Perruggia entra da una porta secondaria, prende la Gioconda sotto braccio e la porta con sé, torna a casa e nasconde il quadro sotto il tavolo. Semplice ma vero.

perruggia

Riesce a tenerlo con sé per due anni e poi si tradisce. Deciso a far tornare la Gioconda nel capoluogo toscano, Perruggia scrive a un antiquario fiorentino per vendergli il quadro e si firma Mr. Vincent Leonard. Prende appuntamento all’hotel Tripoli e Italia e lì viene scoperto, a quel punto Perruggia finisce in questura e la Gioconda torna in Francia.

La pena fu mite, poco più di un anno. Dopo aver scontato la pena il Perruggia restò a vivere in Italia, divenne famoso e la figlia racconta che regalava cartoline della Gioconda autografate.

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