Ho cercato nella libreria il mio libro preferito, La vita davanti a sé di Romain Gary e non l’ho trovato da nessuna parte, poi ho capito…. i libri preferiti (cambiano a seconda delle epoche della vita) non sono mai nella mia libreria perché se li ho amati li ho sicuramente prestati a qualcuno che a sua volta lo presterà a qualcun altro… e via di seguito. A proposito…se vi arriva me lo restituite? grazie!

Siamo a Belleville, periferia di Parigi e lo sguardo narrante è quello di Momo, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea di cui descrive con occhi incantati le forme generose. Il libro vinse il Goncourt inaugurando uno stile da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi. E’ bellissimo, non c’è altro da dire e finisci che vorresti avere quello sguardo lì sul mondo.

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Poi fortunatamente ho trovato Il mio secondo libro preferito, Palomar di Italo Calvino.

Palomar ha anche lui uno sguardo stralunato sul mondo, in lontananza quando vede una donna sdraiata sulla spiaggia a seno nudo  comincia a pensare ossessivamente se il suo sguardo sarà apprezzato dalla donna o se deve far finta di non vedere. Un tentennamento continuo, un dubbio, un interrogarsi in cui forse molti di noi si identificano.  Il nome è dichiaratamente ispirato dall’osservatorio astronomico di Monte Palomar, dove è collocato il famoso telescopio Hale, che diventa una metafora calviniana per il bisogno di conoscenza insito nell’uomo.

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