Se fossi Puffetta, oggi che è il 23 ottobre 1958 mi porterei dietro almeno una puffa amica in questo villaggio di case a forma di fungo. Oggi noi puffi appariamo per la prima volta nei fumetti di Peyo.

puffi_protagonisti_al_museo_fumetto_bruxelles

Gargamella mi ha creato per scompigliare la vita dei nanetti blu poi il Grande Puffo mi fa la magia e divento buona, bionda, con le ciglia da bambola, la casa con le finestre a forma di cuore e le tendine, ho un vestitino bianco e le scarpette col tacco. Ufff.
Mi piacerebbe avere un lavoro, bere uno spritz, tagliarmi i capelli e farmeli viola, voglio il motorino e andare in vacanza con puffo inventore. Aggiungo che non posso essere l’unica puffetta in mezzo a un centinaio di puffi, crea ambiguità. Anche i più piccoli se lo chiedono in modo imbarazzato “ma Puffetta è la mamma di tutti i Puffi?”.

Mi guardo intorno. Rispetto agli Hobbit, alle Wynx o ai Barbapapà, siamo la società più egualitaria: tutti blu alti due mele e poco più, con una costituzione basata sul lavoro come si capisce dai nostri nomi, un leader vecchio e saggio, non abbiamo chiese e ognuno vive la spiritualità a modo suo, siamo dotati di una consapevolezza psicologica tale che abbiamo anche il Puffo Passivo-Aggressivo, “che sembra sempre tanto gentile, ma quando se ne va ti senti in colpa”, quindi non si potrebbe adesso fare uno sforzino sul piano parità di genere?

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