Un 7 ottobre, al Salone dell’auto di Parigi viene presentata una nuova automobile. La produce una casa automobilistica che annaspa da anni in una pesante difficoltà economica e prova a uscirne progettando – questo è l’incarico per gli ingegneri – “una vettura che possa trasportare due contadini in zoccoli e 50 kg di patate, o un barilotto di vino, a una velocità massima ph1 di 60 km/h e con un consumo di 3 litri per 100 km” Deve avere bassi costi di esercizio e una manutenzione semplice. La deve poter fare anche uno che non sa nulla di automobili. E poi, ordina l’amministratore delegato, il conducente deve poter salire a bordo della vettura con il cappello in testa. Perché? Non si sa. Ma lo vuole l’amministratore delegato e non si discute.

due-cavalliLui segue i lavori. Prova i prototipi e ne guida uno attraverso il campo arato con il paniere di uova nel sedile di dietro e il cappello in testa. Le uova non si rompono. Lui è soddisfatto e poi ne beve una. Non si sa mai, metti che siano finte. Sono vere.

L’auto è un condensato di innovazioni, idee semplici e leggerezza. Il 7 ottobre è il 7 ottobre del 1948, l’auto si chiama Due Cavalli, ha fatto la storia della Francia e del suo immaginario. Resterà in produzione per più di 40 anni, sarà l’emblema del movimento hippy, che nella Pantera Rosa e anche Claudio Baglioni ne aveva una, Camilla.

L’ultima Due Cavalli esce dalla catena di montaggio il 27 luglio 1990 quando il mondo è cambiato un’altra volta.

L’uomo forte di Citroën, che vuole la Due Cavalli e scassa le sospensioni a tutti perché la vuole come dice lui si chiamava Pierre-Jules Boulanger.

Caterpillar si ricorda di quelli che facevano le automobili, quando ancora si facevano le automobili.

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