Il primo modello di pianoforte fu messo a punto da Bartolomeo Cristofori, organaro, nel senso di “artigiano che costruisce organi” e non come “trafficante di reni”. Per l’esattezza un “cembalaro” perché era considerato uno dei più famosi costruttori di clavicembali del suo tempo.  Nel 1698, stufo del suono ripetitivo e limitato del clavicembalo, decise di crearne una specie di evoluzione e inventò uno strumento che permettesse infinite combinazioni di suoni rispetto a quelle possibili fino a quel momento. Il fortepiano non ebbe successo in Italia. L’idea finì molti anni dopo in Germania, dove il costruttore di organi Gottfried Silbermann nel 1726 ricostruì una copia esatta del fortepiano di Cristofori e con una geniale operazione di marketing cambiò il nome in “pianoforte”. Come sempre noi italiani abbiamo le idee e gli altri se le fregano. Silbermann sottopose il pianoforte al parere di Johann Sebastian Bach, il quale ne diede un giudizio fortemente critico; infatti, disse: “Bah…non saprei!”.

labati-pianoforteDocumenti dell’epoca, molto simili a dei contratti, testimoniano che il virtuoso compositore s’impegnò con Silbermann a venderne qualcuno. Quindi si può affermare che Bach fosse un po’ un venditore porta a porta dell’epoca. Infatti, ne vendettero tantissimi perché quando faceva le dimostrazioni era talmente bravo che la gente lo comprava subito. Era un po’ come il rappresentante della Folletto che viene a casa tua e pulisce ovunque con una facilità disarmante. Fatto salvo che poi – una volta andato via – tu non sai neanche, dove si trova il pulsante dell’accensione.
Da lì in poi fu un successo mondiale. Al laboratorio di Silbermann c’erano lunghissime file di clienti in attesa e per questo motivo da allora lo strumento viene chiamato “pianoforte a coda”.

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