Il 26 aprile 1986, il giorno in cui l’umanità ha sfiorato l’apocalisse, comincia in realtà solo due giorni dopo, il 28. Quella mattina il dottor Cliff Robinson, che fa il chimico nella centrale nucleare di Forsmark, vicino Stoccolma, si accorge che qualcosa non va. Gli strumenti segnalano un altissimo livello di radiazioni, talmente alto che Robinson non ci crede. Così spegne e riaccende più volte il sistema, perché è convinto che sia bloccato.

Poi telefona al suo capo: “Qui sta succedendo qualcosa dchernobyli grave”. Il capo gli ordina un altro accertamento, “controlla le ciminiere, guarda che non stiamo perdendo materiale radioattivo da lì”. Robinson controlla. La centrale non ha danni. Ma le sirene cominciano a suonare e non si riesce a spegnerle. E’ l’ordine di “evacuazione immediata”. Le altre due centrali nucleari svedesi rivelano le medesime anomalie. C’è radioattività dappertutto, la contaminazione arriva da Sud Est.
Non ci vuole molto a capire che viene da Chernobyl, in Ucraina, allora Unione Sovietica. I diplomatici svedesi chiedono spiegazioni a Mosca, i sovietici negano qualsiasi incidente nucleare. I sovietici, per tradizione, negavano sempre. Poi si arrendono. E ammettono, in ritardo, con omissioni e menzogne, il più grave incidente nucleare. Siamo a livello 7, il massimo della scala. La centrale si chiama V. I. Lenin ed è esploso il reattore n. 4.
Il rapporto ufficiale delle agenzie ONU conterà alla fine 65 morti e ne prevede 4000 in 80 anni da allora. Greenpeace stima che moriremo in 6milioni, nel mondo, in 70 anni da allora, per i tumori riconducibili al quel disastro.
Cernobyl è esplosa, si capirà poi, per le gravi mancanze da parte del personale, perché è stata progettata male e gestita peggio. Quel giorno a Cernobyl si deve fare un test sui sistemi di sicurezza. Si abbassa la potenza del reattore ma poi c’è un imprevisto: una centrale elettrica lì vicino ha un guasto e si chiede di non ridurre ulteriormente la fornitura di energia elettrica, altrimenti KiePripyatv resta al buio. Così il test ritarda di 9 ore e comincia all’una di notte. Gli operatori del turno di giorno sono preparati alle procedure, quelli del turno di notte non hanno le idee chiare. E la squadra di ingegneri che deve controllare è esausta e poco lucida per la lunga attesa. E poi, si capirà, l’idea stessa di un incidente nucleare è semplicemente inconcepibile per gli operatori. Hanno “troppa fiducia” nel loro reattore.
Così, il 26 aprile Caterpillar si ricorda della nostra continua fiducia nella supremazia della tecnica – Psiche è stata sconfitta da Techne – e di tutti i bambini ucraini e che per molti anni sono venuti qua, ospiti di tante famiglie italiane, per disintossicarsi dal cesio e dalla paura.

Comments

comments

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Notify me by email when my comment gets approved.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>