Il 13 febbraio è il giorno mondiale della Radio, lo ha deciso l’Unesco insieme al Segretario delle Nazioni Unite, ci saranno eventi nei cinque continenti e un sito apposito è stato creato per scambiare e caricare prodotti audio per festeggiare questa tecnologia centenaria.
Alle Nazioni Unite la radio piace perché è il mezzo più veloce, efficace, semplice per diffondere informazioni capillarmente.
Nel corso di questo secolo di vita la radio è cambiata in mille modi, nella sua forma, nei suoi intenti, nei contenuti e negli ascoltatori.
Tecnologicamente può essere a galena, a valvole, digitale, analogica, a pile. Di lei hanno detto che è tamburo tribale, Marinetti la definiva la Radia, e altri l’hanno usata come mezzo per irridere il potere.
La si può ascoltare mentre si guida, con il gruppo di ascolto, da soli nella vasca da bagno, mentre stiro, a lezione o in coda con le cuffiette, in automobile, in motorino, sul trattore, in filodiffusione nelle strade, mentre faccio jogging, quando sono triste ma anche quando non lo sono.
La radio trasmette il microfono aperto con gli ascoltatori, i drammi, le interviste ai personaggi celebri, il segnale orario, l’ondaverde, i gr, i concerti in diretta e quelli registrati, le dediche, le imitazioni e le radio promozioni.
Si fa la radio negli studi, bellissimi come i nostri, nelle cantine, sulle barche ormeggiate al largo come in I Love Radio Rock, sul pulmini in giro per le campagne.
In tutte le lingue del mondo si dice radio magari con un alfabeto diverso ma la sostanza è quella.
Qualunque sia la vostra preferita, il 13 febbraio Caterpillar si ricorda della radio in tutta la sua natura: l’oggetto, le persone e anche le onde sonore.

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