Era il 1975 e il 18 gennaio andava in onda sulla CBS la prima puntata di una delle serie televisive più longeve e fortuntate della tv americana: i mitici Jefferson.

jeffersons253 puntate, 11 anni di trasmissione per raccontare l’epopea di una famiglia afro-americana sullo sfondo della New York degli anni Settanta. Nella sigla americana si vedono le immagini del preludio, quando George e Louise traslocano da una zona working class e prevalentemente nera del Queens all’Upper East Side abitato dall’alta borghesia wasp a maggioranza bianca.

All’inizio della serie George ha già aperto 5 lavanderie che gli hanno permesso questa piccola scalata sociale, alla fine della serie saranno 7 “una vicina a te”, come ripete orgoglioso. Sherman Hamsley, l’attore che impersona George, ha realizzato il sogno americano proprio come il suo personaggio, perchè diventerà celebre, dopo aver lavorato anni come postino.

La serie si svolge quasi tutta all’interno del lussuoso condominio dove la famiglia Jefferson incontra i vicini, i Willis, che George sbeffeggia per il fatto di essere una coppia mista, chiamando il marito bianco “mozzarella” e la figlia Caffelatte. L’attrice che impersonava la parte della signora WIllis, tra l’altro, era la mamma di Lenny Kravitz.

La domestica si chiama Florence e anche lei è un personaggio piuttosto dissacrante che si rivolge a George prendendolo continuamente in giro per l’altezza, irridendo ogni rispetto gerarchico verso il datore di lavoro.
Tra le battute e le risate in questi interni anni ’70 pieni di marrone, fiorelloni e abitati attillati e geometrici, il tema dell’inclusione sociale, del razzismo, dei rapporti di genere emergono in modo ironico e mai pedagogico. Io li adoro.

Il 18 gennaio Caterpillar si ricorda della camminata di George Jefferson, delle serie tv intelligenti, del signor Drummond papà di Arnold e di tutte le famiglie in cui ci si prende in giro senza prendersela.

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