Venti anni fa, il 4 dicembre 1992, il presidente George Bush invia 28mila soldati in Somalia. E’ un’operazione ONU – ci sono truppe nigeriane, pachistane e del Belgio e c’è anche un contingente italiano – che si chiama Restore Hope, ridare speranza. Dovrebbe permettere di distribuire aiuti umanitari alla popolazione in un paese distrutto da una lunga guerra civile che ha già causato trecentomila morti. Adesso – dice Bush – “Bisogna salvare dalla fame un milione di persone”. Sarà un terribile fallimento.

E’ raccontato bene da un film di Ridley Scott, e meglio da un libro, Black Hawk Down, che è una grande epica di come le cose possano andare storte. Succede una domenica di qualche mese dopo, quando un commando di soldati americani entra a Mogadiscio per catturare i ministri del generale Aidid, il signore della guerra, prima alleato degli americani e poi nemico pubblico numero uno. Elicotteri, forze speciali e superiorità tecnologica in un’azione che deve durare mezz’ora, quaranta minuti al massimo. Finirà con una battaglia di 15 ore, 19 soldati statunitensi uccisi, i corpi straziati nelle strade, due elicotteri, i Black Hawk del titolo, abbattuti, un pilota prigioniero per mesi e la potenza militare americana umiliata. I morti somali saranno più di mille, ma contano meno. Tre giorni dopo Bill Clinton, che ha preso il posto di Bush, ordina il ritiro. La Somalia resta l’inferno che è ancora oggi.

Storia lontana, Corno d’Africa. Ma anche una storia che ci riguarda da vicino. Perché la Somalia è stata colonia italiana per decenni e l’abbiamo governata con l’amministrazione fiduciaria fino al 1960. Laggiù tutti parlano l’italiano, Siad Barre, il dittatore, aveva studiato a Firenze da maresciallo dei carabinieri e anche il generale Aidid lo avevamo creato noi, all’accademia di Modena. Suo figlio studiava in quella di Livorno, la figlia alla Bocconi. In Somalia, mentre indagano sui traffici vecchi e nuovi con l’Italia, muoiono Ilaria Alpi e Miram Hrovatin.

Così il 4 dicembre Caterpillar si ricorda di come vicino e lontano sia concetti sempre relativi e di tutte quelle giornate in cui le cose vanno davvero storte.

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