Il 23 novembre del 1889 entra in funzione a San Francisco il primo JukeBox.

jukebox_630pxNel bar del Castello Visconteo di Pavia ce n’era uno. Io negli anni Ottanta ci mettevo le 500 lire e facevo suonare la canzone dei Duran Duran. E poi mi ricordo di Fonzies che batte il pugno per far partire la canzone giusta, e nella sigla di Happy Days i visi dei Cunningham e di tutti i protagonisti roteavano nell’etichetta dei 45 giri.

Inaugurato il 23 novembre del 1889 è nel 1936 che c’è il picco di vendita, con la storica ditta produttrice, la Wurlitzer che ne vendette più di 40.000 jukebox, cifra mai raggiunta nella storia.

Marshall Mcluhan, quello del villaggio globale, ha detto che un nuovo mezzo di comunicazione ne ingloba uno del passato e ne anticipa uno del futuro.

Il Juke Boxe come mezzo contiene il disco 45 giri e anche i pianoforti a moneta. Rispetto al futuro, il juke boxe anticipa la musica a pagamento e anche il flipper, ma questo lo dico io e non Marshall Mcluhan.

Ma il Juke Box contiene un sacco di altre cose: ricordi soprattutto. A giudicare dalla quantità di collezionisti che esistono, è un veicolo potentissimo di nostalgie. I ricordi della generazione dell’Italia del boom economico, le pubblicità di giovani che ballano intorno alla macchina, Gassman nel sorpasso.

Del Juke Box mi è sempre piaciuto il meccanismo margherita, come si chiamava la roteazione dei dischi 45 giri che avevano copertine monocolore di cui era vietata la vendita.

Il 23 novembre Caterpillar si ricorda del Juke Box e dei nostri bar preferiti.

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