Alle 10 mattino del 20 novembre 1945, entra la Corte ed inizia il Processo di Norimberga. I giudici sono statunitensi, francesi, britannici e sovietici. Gli imputati sono tedeschi, 24 criminali di guerra, i più importanti dopo che i grandi capi si sono sottratti al giudizio con il suicidio. Si sceglie Norimberga – i sovietici avrebbero voluto Berlino – perché in quella città della Germania bombardata c’è ancora un Palazzo di Giustizia intatto con annessa prigione. E poi Norimberga è stata la città delle “Celebrazioni di Partito”, il partito nazista, e c’è un messaggio simbolico nel celebrarne qui la sconfitta finale.

Gli imputati sono militari, ministri, industriali. Ci sono anche un giornalista e un commentatore radiofonico, a testimoniare come i consensi – anche i più orrendi – si costruiscano sempre con la comunicazione.

Il processo suscita polemiche tra i giuristi: perché sono i vincitori che processano i vinti e perché il giudice sovietico ha partecipato ai processi sommari delle purghe staliniane, non proprio una certezza del diritto.

Ma Norimberga genera anche l’idea di un diritto penale che non si ferma davanti ai confini degli stati. Da Norimberga si arriverà, 50 anni dopo, alla Corte Penale Internazionale. Quella che all’Aja giudica i massacratori della Bosnia e del Ruanda.

Quel 20 novembre se ne va tutto nella lettura dei capi di imputazione: crimini contro la pace, crimini di guerra, crimini contro l’umanità.

Il 20 novembre Caterpillar si ricorda della speranza e della possibilità concreta che la giustizia prima o poi arrivi. E dappertutto

Comments

comments

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Notify me by email when my comment gets approved.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>