Il 6 novembre del 1935 a New York un ingegnere chiamato Edwin Howard Armstrong presenta a una commissione esaminatrice la sua invenzione: l’ FM, ovvero le modulazioni di frequenza, quelle dove abitiamo noi, per capirci. In qualche modo, quindi, Armstrong ha scoperto come sfruttare quello spazio dell’etere in cui le nostre voci si propagano.

Fin da piccolo Edwin era attratto dalla meccanica, dall’elettricità e dai trenini. Aveva qualche problema di salute Edwin e non poté a lungo frequentare la scuola, fu forse in quei pomeriggi solitari casalinghi che intuì la potenzialità di quello spazio virtuale e dell’onda portante (non procederei oltre con i tecnicismi anche per non turbare la memoria di Edwin con degli strafalcioni). L’onda della sua vita, invece, fu tormentata e difficile, le cronache raccontano che si tolse la vita a metà degli anni cinquanta.

Fu la moglie che riuscì, vent’anni dopo, ad ottenere il riconoscimento della paternità dell’invenzione della modulazione di frequenza dopo che per anni gli fu contesa da molti.

Ecco, dispiace che questa, che sembra proprio una parabola “americana”, abbia penalizzato un uomo che immaginiamo gentile e geniale. Qualunque cosa sia veramente questa modulazione di frequenza, caro Edwin, ti siamo grati per averla inventata.

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