Io se fossi Carlos, un alunno di una terza media di una qualunque scuola italiana oggi, mi chiederei come mai una festa che per anni è stata il giorno della vendetta, viene poi trasformata in festa dell’amicizia e infine in qualcosa di simile a un accordo commerciale. E’ il 7 ottobre del 2004, il Rais Gheddafi e il premier Silvio Berlusconi si stringono la mano a Tripoli e decidono di trasformare la vendetta in amicizia, complici reciproci interessi economici. Allora io che sono Carlos, ho 12 anni, i miei genitori sono peruviani e sono arrivati qui in Italia qualche anno fa, ho chiesto all’insegnante perché i rapporti tra gli stati e non solo tra le persone sono così complicati.

Non sapevo che nel 1970 quasi 20.000 cittadini di origine italiana vengono costretti dal potere militare guidato da Gheddafi a lasciare la Libia. La professoressa mi spiega che tutte quelle famiglie erano arrivate durante la colonizzazione italiana, quando il nostro paese si è macchiato di crimini orribili verso la popolazione libica. A volte, anzi spesso, mi dice la professoressa, la vendetta è cieca e allora anche se tante di queste persone non avevano poi commesso niente di brutto se ne devono andare lo stesso, perché italiani.

Tra questi, c’è chi è partito nel 1914 appena liceale, vince un concorso pubblico magari in un tribunale e sceglie la Libia, quella che era stata chiamata la quarta sponda d’ Italia, c’è chi si è preso un pezzo di deserto e ha cominciato a coltivarlo, chi ha imparato l’arabo e tra questi c’è anche chi è più vicino al potere, quello più cattivo. Allora oggi che tanti partono dalla Libia nella speranza di un futuro migliore in Italia, mi fa impressione pensare che qualche tempo fa tante barche di italiani sono partite dagli stessi porti libici ma non avevano nessuna voglia di tornare qui.

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