Quando si cresce in una famiglia mediamente benestante con due genitori sensibili ai desideri dei figli, si rischia di non riuscire a mettere dei limiti alla sperimentazione. Io volevo fare tutto da piccola, soprattutto nello sport. C’è stato il momento Mimi Ayuara in cui mi sentivo una promessa della pallavolo, poi il momento basket in cui mi sembrava di essere altissima e come non citare il momento canoa sul Ticino (brevissimo). L’esordio di questa irrequietudine corporale fu a 4 anni quando pesavo come un lottatore di Sumo e volli comunque mettermi il tutù e le scarpette da punta.
Così è arrivato anche il momento Tennis che ricordo con più nitidezza per via del dress code, in particolare gli sfolgoranti calzoncini bianchi della Tacchini, credo di aver passato più tempo a scegliere quelli che sul campo a giocare. Ho ancora una racchetta che giace in cantina accanto alla canoa e al flauto traverso, in compenso mi piaceva molto Boris Becker. Ah! Ho fatto anche equitazione, ma all’americana, che stai seduta e ti senti un cowboy. Vendo sella ancora in buono stato.

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One thought on “Potevo essere io Flavia Pennetta. Di Sara Zambotti

  1. Io pur essendo nato in salento (come la Pennetta) non ho fatto nulla, forse perchè non ho avuto genitori nè benestanti nè

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